L’avvertimento

15 Luglio 2008 by redazone

Per qualcuno l’ex Presidente Cossiga potrebbe essere oramai definito un vecchio rinc..o che spara a zero su qualunque cosa gli passi per la testa. Per altri è ancora un fine pensatore. Chissà come decifrare la sua lettura dei fatti della sanità abruzzese, l’”avvertimento”, come lo ha definito (“L’arresto di tutta la giunta regionale Pd dell’Abruzzo è il primo evvertimento. Poi toccherà, come è già successo a quella di Mastella, alla moglie di Veltroni”), alla sinistra e a D’Alema che ha riconosciuto l’esistenza di un “nodo politica-magistratura”. Un avvertimento perchè si allinei alla casta dei magistrati e scenda a patti.

Con WV che deve guardarsi da destra (o da sinistra? - Di Pietro e la “sua” piazza) e da sinistra (o da destra? - lo stesso D’Alema e le sue riforme-non-riforme), e perchè no, anche dal centro (Parisi e le minacce scissioniste), le seppur remote prove di dialogo e di serie riforme costituzionali si vanno a far benedire.

E con loro, noi.

Il Dipietrismo strisciante

4 Luglio 2008 by redazone

Se la vera priorità del Paese è la lotta all’inflazione, se la mancanza di risorse economiche blocca la crescita, se la il problema dei rifiuti campani è preponderante e necessita di immediata e definitiva risoluzione, e tanti altri di questi se tutti molto urgenti e per la cui risoluzione il governo sembra si stia cercando di attivare, perchè allora continuiamo a leggere in continuazione sui quotidiani nazionali notizie che farebbero gola ai vari gazzettini scandalistici e ferragostani?

Ma veramente ci importa qualcosa se il capello impomatato di Berlusconi si sia imbizzarrito con svolazzante ciuffo ribelle? Ci importa veramente sapere se sempre il nostro si sia scambiato battutine salaci con questa o quella sua presunta conquista?

14000 processi in attesa di giudizio o “con un accumulo di pendenza”  di cui circa 10000 per “violazione del termine ragionevole del processo” (dati Ministero Grazia e Giustizia), un tempo medio stimato in giorni comunque ancora molto alto per la conclusione dell’iter processuale, 900 magistrati che nel tempo si sono occupati esclusivamente delle beghe private del Cav., le aule di tribunali civili che sembrano mercati rionali. E noi ci preoccupiamo di cosa si sono scritti sui messaggini Berlusconi e la tal ministra?

Non penso ci sia realmente una manovra eversiva sotterranea tendente alla dittatura giudiziaria ma semplicemente una mania di protagonismo inaugurata con l’escalation di “Mani Pulite”, la stessa mania continuata da Di Pietro con la creazione di un proprio partito, una necessità spasmodica di dimostrare la propria importanza fondamentale, nonchè una palese e pregiudizievole avversità al mostro di Arcore (non dimentichiamo tra le altre le parole di Borrelli - altro manipulitista - “resistere come sul Piave”).

Vorrà dire che arriveremo a Novella 8000 12000 e chi sa che altro. E ce lo saremmo meritato.

La màla educaciòn!

4 Giugno 2008 by redazone

Da sempre si dice che la Cultura, quella con la c maiuscola, è ad appannaggio (quasi) esclusivo del mondo di sinistra.

Arte, spettacolo, letteratura, giornalismo: nel dorato mondo dell’intellighenzia chi non è di sinistra o si adegua, anche forzatamente, o si è ghettizzati, quando va bene, o si cambia lavoro. Lo stereotipo dell’intellettuale di sinistra e del “parùn” ignorante e di destra è dura a morire.

Eppure proprio dalla sinistra radicale, quella più “aperta” più culturalmente fremente, ma anche estremista, sembra essere iniziato il declino di cui proprio quella intellighenzia, che ambiva a divenire il faro dei paesi democratici ed a conformarsi allo stereotipo di cui sopra, si sta facendo artefice.

I fatti della Sapienza ne sono un monito visibile. La facoltà di Lettere è sempre stata un “feudo rosso”, un “covo di zecche pelose”, così come facoltà come Scienze politiche o Giurisprudenza erano un “covo di fascisti”. Questo sempre per conformarsi agli schemi e agli stereotipi. Ma la patologia che ha determinato tutto questo sfacelo, il “disastro da cui emergono le gramigne umanoidi” come lo chiama R. Paglialonga su L’Occidentale, è sempre lo stesso. Il Sessantotto. La cloaca di tutti i mali. Ed in parte è assolutamente vero.

Ma i fatti sono anche i dati dell’OCSE (e per chi è un po attento non serviva l’OCSE a ricordarcelo) che mettono sulla bilancia un aumento incredibile di ignoranza, non solo culturale, ma anche sociologica. 

Un passaggio che gli psicologi descrivono come veramente preoccupante e come un fallimento: il passaggio dal soggetto patologico (”io ho un problema, cerco qualcuno che mi aiuti”) ad uno di tipo psicotico (”è un tuo problema, non mio”). Ovvero io DEVO divertirmi facendo casino alle tre di notte. Se TU devi dormire perchè ti alzi ad ora normale è un problema TUO.

Se poi gli stessi non sanno dire se Aldo Moro fosse uno statista e politico assassinato dalle Brigate Rosse o uno scultore, anche questo fa parte del panorama culturale che si sta creando.

Ogni generazione rivendica per le successive un inarrestabile e sconsiderato degrado dei costumi rispetto ai propri tempi. Vuol dire che siamo tutti vecchi? Anche a 30 40 anni?

sostengono le statistiche di Bankitalia, “non raggiungono il livello minimo di competenze giudicato necessario in una società avanzata il 50,9% dei quindicenni nella lettura e nella comprensione dei testi (con un aumento rispetto al 2006 di oltre 6 punti percentuali), il 32,8% in matematica e il 25,3% in scienze (42,8%, 21,3% e 23,3%, rispettivamente, nella media dei paesi Ocse)”. Altro che emergenza educativa. Qui si tratta di un disastro culturale

I numeri sono numeri. Il 51 % non capisce cosa legge. Quando sa leggere. 

La Piovra

23 Maggio 2008 by redazone

Una delle figure predominati, ovviamente in senso negativo, della 4 serie dello sceneggiato La Piovra (che tanto successo ha avuto in Italia come all’estero e che proprio altrove ha contribuito a rafforzare l’equazione Italia=Mafia), era la figura del faccendiere  Antonio Espinosa. Il vero “puparo”, il vero manovratore dei destini e delle famiglie mafiose, di banche e delle sorti di varie famiglie imprenditoriali. Non sono i soldi ad avere l’attrazione maggiore. Ciò che conta per lui è il Potere. Il potere di di manovratore, di Gestore delle altrui vite.

Un qualcosa di simile mi è subito tornato alla mente l’altra sera davanti alla puntata di “Anno Zero”. Ma non per quello che veniva detto su rifiuti e situazione in Campania (o per lo meno non così direttamente). Ma per l’atteggiamento del deputato, ex Ministro, ex Magistrato, Antonino Di Pietro. 

Voglio subito fugare le ovvie critiche. Non sto dipingendo Di Pietro come il puparo o il faccendiere della Piovra. Sto solo dicendo che l’atteggiamento e l’idea mi hanno ricordato proprio quello.

Di Pietro si dice favorevole (bontà sua) ad alcune decisioni del governo in merito ai decreti riguardanti la sicurezza e i rifiuti campani. Ma poi subito contrattacca. Riguardo alle altre presunte leggi ad personam che secondo il nostro, sarebbero già contenute, nascoste, nei decreti, dichiara che si comporterà in Parlamento come un “mastino”. Starà addosso al governo, ed al suo alleato VW, per scovare qualsiasi “inghippo”. Non mollerà la presa! Nemmeno per un attimo.

Bene. Ma l’idea che ha dato è proprio quella di cui all’inizio. La manifestazione del potere. Il potere di poter decidere cosa va fatto e cosa no. Privato di quel potere cui ambiva fortemente, dalla sua parte politica, si vuole conquistare come sempre è stato abituato a fare fin dai tempi di Mani Pulite. coram populi

Altrettanto interessante la versione che ne da V. Schepisi su l’Occidentale. Su lui e altri (leggi in primo luogo il simpatico Travaglio) non va altrettanto per il sottile, ma ne dà una lettura direi forse triste.

… mistifica alla propria convenienza ideologica, ovvero all’interesse economico ed alla carriera, il copione di una produzione troppo spesso monotematica ed a bersaglio costante, quando si baratta la democrazia e la libertà di espressione con il dileggio, i racconti zoppi, le “verità” degli atti giudiziari che spesso sono radicalmente diverse dalle verità provate.

C’era una volta …

23 Maggio 2008 by redazone

Quando ero piccolo, non riuscivo a capire una frase che sentivo ricorrente: “vuoto a rendere”. Poi crescendo la conoscenza si è disvelata. Ora se ne parla ampiamente, di vuoti. Le confezioni, il “packaging”, gli imballi, fino alle cavità, cave o invasi, vuoti e da poter riempire. Di rifiuti.

Una cosa è chiara a tutti: l’unica via d’uscita, per un mondo senza spazzatura, è quella di arrivare all’opzione “rifiuti-zero”, riciclando tutti gli scarti domestici. Un’ottima idea sarebbe quella di chiedere una cauzione vuoto su pieno, per ogni confezione venduta. Quando viene reso un contenitore usato chi lo riporta indietro ha diritto a vedersi restituita la cauzione. Certo, il problema di come si organizzi il tutto è un rompicapo. Ce le vedete voi le cassiere dei supermercati con quintali di spazzatura riciclata alle loro spalle? Magari basterebbe localizzare uno o più punti di raccolta pubblica per quartiere, con regolari “pesate” automatiche, dove la macchina rilascia uno scontrino, che può essere interamente detratto, a fini fiscali, sia per quanto riguarda la tassa locale sui rifiuti, che per quella relativa all’assistenza sanitaria. Così, in un anno, le famiglie “cicala” nella produzione dei rifiuti, potrebbero venire a risparmiare anche cifre dell’ordine delle migliaia di euro! E tutti trarremmo un bel respiro di sollievo! Invece politici e commissari straordinari sono alla disperata caccia di buche da riempire.

Il fatto è che chi ha determinato una situazione del genere dovrebbe, lui si, riempire un vuoto. Magari (per lui) di una cella. O magari (per noi) di una cava, di rifiuti.

Totò e Napoleone

10 Maggio 2008 by redazone

Chissà se il TFR bisogna darlo anche ai Ministri-ombra dello “shadow cabinet” inventato dal PD. Il bello è che già se le litigano quelle poltrone. Neanche fosse il vero esecutivo. Il bello è anche che nonostante sia un governo ombra, già fatica a venire formato. 

Il governo ombra è quella cosa che Veltroni si è inventato per dare la guazza a tutti quelli che, ad aprile, si sono infradiciati i vestiti per spingere il suo pullman per le stradine più impervie di un’Italia stremata dai teatrini del potere e ormai stufa delle corti itineranti. Quell’Italia che, con il voto, ha spazzato via i democristiani, i comunisti e ha fatto la colletta di crocette sulle schede elettorali per comprare al buon Walter un biglietto di sola andata per l’Africa che a lui piace tanto. Il governo ombra è quella cosa inutile o, come ha già detto Diliberto «una pagliacciata», che consentirà ad una ventina di ex qualcosa di continuare a farsi chiamare dai giornali amici “ministro” di un esecutivo che non c’è e di cui gli italiani non vogliono più sentir parlare per almeno cinque anni. A Roma direbbero, il governo di quelli che «nun ce vonno sta’».

Per leggere tutto l’articolo cliccate qui.

Gheddafi specula sulla pelle degli disperati

9 Maggio 2008 by redazone

 

Fin dai tempi della seconda guerra mondiale fanno scalpore i  cosiddetti Kamikaze (in giapponese letteralmente  vento divino - comunemente gli attacchi suicidi eseguiti dai piloti giapponesi contro le navi americane). Oggi la parola ha preso sempre più una connotazione sinistra, esseri umani mandati al macello per colpire altri esseri umani per lo più ignari ed innocenti, in nome di un supposta supremazia e … in realtà tutte queste persone sono usate, è proprio il caso di dire, per soli fini politici o di potere all’interno di sette, frange anche piccolissime, soprattutto nel mondo islamico.

Alla notizia che la Libia avrebbe provocato ritorsioni se fosse stato nominato ministro della Repubblica Italiana il leghista Calderoli (definito come “l’assassino di Bengasi”), tutti avevano interpretato la presa di posizione come una semplice dimostrazione di forza (!) per battere ulteriormente cassa con i risarcimenti degli anni di occupazione italiana e fascista. Si pensava dovesse finire lì. 135 milioni di euro (mi sembra), un’autostrada dal confine tunisino a quello egiziano e tante scuse, sembravano sufficienti.

E invece ecco l’ennesima sparata. Sperando che rimanga tale. In questi giorni piuttosto caldi dal punto di vista del clima internazionale (petrolio in ascesa senza freni con possibili ripercussioni in campo internazionale, Hezbollah che minaccia una guerra civile in Libano, le tensioni per le olimpiadi cinesi) il Lìder Maximo libico, il colonnello dei colonnelli, minaccia l’Italia con il peggiore dei ricatti: non saranno più effettuati controlli (sic!) sul traffico di immigrati clandestini.

Dal sito della Reuters:

“La Libia ha sofferto molto nella lotta ai flussi di migranti illegali, usando tutte le sue risorse e spendendo grande quantità di denaro per proteggere le coste italiane”, si legge in una nota del ministero dell’Interno libico, faxata a Reuters.

“Tripoli non sarà più responsabile della protezione delle coste italiane dai clandestini…. perché l’Italia non è stata efficiente nel suo impegno a supportare la Libia”

(Immagine Reuters)

 

 

 

 

 

Infine sempre nella stessa nota del governo libico si rimanda ad altre azioni”dimostrative” come ad esempio la ‘nazionalizzazione delle attività dell’ENI in Libia’.

Intanto, il ministero dell’Interno libico dice di attendersi un incremento nel numero di clandestini dai paesi dell’Africa sub-sahariana che cercheranno di raggiungere l’Italia passando per le coste libiche quest’estate.

Guarda caso.

In questo continuo tira e molla, nelle sue richieste “a comando” il colonnello, questa volta ha alzato la posta. Lasciamo alla dietrologia e alla fantapolitica i casi Lockerbie e Ustica. Questa volta è come se il Colonnello dicesse a tutti i disperati che aspirano ad un passaggio verso le nostre coste (bada bene solo verso le nostre! non si parla di Spagna, Grecia o Turchia. Solo verso l’Italia): venite da me vi ci porto io. 

E magari se mi serve per dare maggior forza alle mie argomentazioni Vi faccio anche affondare. Ecco una nuova schiera di Kamikaze a chiamata.

 

Consigli per il neoministro Welfare

7 Maggio 2008 by redazone

Per chiunque sederà sulla poltrona del tanto discusso Ministero, nonchè per Amministratori delegati in difficoltà economiche, un buon esempio per “tagliare” posti di lavoro in esubero.

Prendiamola a ridere!

O tempora! O Mores!

6 Maggio 2008 by redazone

 

C’è un aspetto in questi giorni che accomuna alcuni eventi, all’apparenza distinti tra loro soprattutto dalla presunta appartenenza politica. L’ignoranza. Ignoranza intesa sia come fatto oggettivo (mancata conoscenza), sia come sentire esteso alle coscienze (ignoranza in quanto mancanza di manifestazione della mancata conoscenza).

Ma andiamo agli eventi. Verona, 1 maggio. Una sigaretta negata (o così sembra fino ad oggi), un pestaggio brutale, senza motivo, solo per fare qualcosa, per passare il tempo, per dimostrazione di uno stupido atto di forza (bella forza cinque contro tre).
Torino, stessa data. A margine delle celebrazioni del Primo Maggio e durante la Fiera del Libro, bandiere di Israele e degli Stati  Uniti, vengono date alle fiamme da “facinorosi” dei centri sociali, in una sorta di sabba pagano (anche su questa frase ci sarebbe da discutere ma non è è questa la sede).
Addirittura la contestazione di quei personaggi che dalle stesse folle sono osannati in altri momenti.
Quello che sembra accomunare i due fatti, dicevamo, è solo un aspetto: l’ignoranza. La mancanza di conoscenza della storia nazionale e internazionale. Quello che sembra accomunare i due fatti è solo la stupidità di una classe priva di conoscenza e di voglia di imparare cosa significano i simboli e le storie che stanno dietro ad ogni simbolo. E’ solo la mancanza. La mancanza di valori condivisi, la mancanza di condivisione e di confronto. La mancanza di umiltà per capire studiare cosa è accaduto anche solo trenta quaranta anni fa non è una perdita di tempo. 
Il vero problema è l’ignoranza.

 

La presa di Roma

1 Maggio 2008 by redazone
Diceva Belli (Giuseppe Gioacchino per intenderci) il popolo romano lo conosceva molto bene, lo sapeva astioso, infingardo e voltagabbana a volte. Ma sapeva altrettanto bene che se un sovrano non era alla sua “altezza” sapeva come ricompensarlo con pasquinate e sommosse.
Il popolo di Roma, non è cambiato molto nel tempo. Si è “imbastardito”, ha cambiato provenienza delle sue classi borghesi prima e popolari poi, ma il popolo di Roma sa ancora essere entusiasta e appassionato. Risentito, se imbrogliato. Feroce, se pensi di trattarlo con sfrontatezza e arroganza. Le storie che si raccolgono a Cinecittà svelano “una superbia” che il voto ha voluto punire. Non è che qui non abbiano capito quale pensiero strategico ha convinto Walter Veltroni, nella sua seconda sindacatura, a convogliare gran parte delle risorse comunali e della legge “Roma Capitale” in grandi opere infrastrutturali come la linea C della metropolitana.  Quel che non buttano giù è perché quell’ambizione ha dovuto riservare alle borgate soltanto negligenza, il progressivo abbandono dei servizi sociali, della piccola manutenzione. C’è qui il Parco degli Acquedotti. È bellissimo. Al centro c’è un laghetto. Lo si è lasciato inaridire. Sono stati eliminati gli orti abusivi. Si doveva riqualificare l’area. Non se n’è fatto nulla. Soltanto per sciatteria non si sono eliminate le buche nelle strade, le piccole discariche abusive “che anche soltanto in una sola notte ti appaiono davanti a casa”. Non è stato ristrutturato quel rudere che doveva ospitare il centro anziani a Largo Spartaco. Per disattenzione non si sono completati i marciapiedi, non sono state aperte - e soltanto per stupidi intoppi burocratici, eliminabili con un atto di volontà - una decina di piccole opere già pronte, un sottopasso, una “bretella”, un parcheggio, una scuola. Soltanto per disinteresse non si è voluto porre limite al degrado del terminal dell’Anagnina, come se il destino della città e l’abitare si potessero declinare soltanto con le categorie del simbolico, dell’immaginario, della comunicazione e queste fossero capaci di rendere invisibile la realtà.
Questo è in sintesi quello che sconfitto la sinistra a Roma come in Italia. Questo senso di presa per i fondelli, di farti fesso e contento, perchè non ti metto a posto le strade o i quartieri periferici, no, ti regalo la “festa del cinema”; non ti regalo l’obbrobio dell’Ara Pacis. E via discorrendo.
La sinistra in Italia e a Roma ha perso soprattutto per due ragioni: la propria supponenza ed incommensurabile autoreferenzialità, e per la mancanza di contenuti. 
Basta guardare senza troppi pregiudizi questo video.