Da sempre si dice che la Cultura, quella con la c maiuscola, è ad appannaggio (quasi) esclusivo del mondo di sinistra.
Arte, spettacolo, letteratura, giornalismo: nel dorato mondo dell’intellighenzia chi non è di sinistra o si adegua, anche forzatamente, o si è ghettizzati, quando va bene, o si cambia lavoro. Lo stereotipo dell’intellettuale di sinistra e del “parùn” ignorante e di destra è dura a morire.
Eppure proprio dalla sinistra radicale, quella più “aperta” più culturalmente fremente, ma anche estremista, sembra essere iniziato il declino di cui proprio quella intellighenzia, che ambiva a divenire il faro dei paesi democratici ed a conformarsi allo stereotipo di cui sopra, si sta facendo artefice.
I fatti della Sapienza ne sono un monito visibile. La facoltà di Lettere è sempre stata un “feudo rosso”, un “covo di zecche pelose”, così come facoltà come Scienze politiche o Giurisprudenza erano un “covo di fascisti”. Questo sempre per conformarsi agli schemi e agli stereotipi. Ma la patologia che ha determinato tutto questo sfacelo, il “disastro da cui emergono le gramigne umanoidi” come lo chiama R. Paglialonga su L’Occidentale, è sempre lo stesso. Il Sessantotto. La cloaca di tutti i mali. Ed in parte è assolutamente vero.
Ma i fatti sono anche i dati dell’OCSE (e per chi è un po attento non serviva l’OCSE a ricordarcelo) che mettono sulla bilancia un aumento incredibile di ignoranza, non solo culturale, ma anche sociologica.
Un passaggio che gli psicologi descrivono come veramente preoccupante e come un fallimento: il passaggio dal soggetto patologico (”io ho un problema, cerco qualcuno che mi aiuti”) ad uno di tipo psicotico (”è un tuo problema, non mio”). Ovvero io DEVO divertirmi facendo casino alle tre di notte. Se TU devi dormire perchè ti alzi ad ora normale è un problema TUO.
Se poi gli stessi non sanno dire se Aldo Moro fosse uno statista e politico assassinato dalle Brigate Rosse o uno scultore, anche questo fa parte del panorama culturale che si sta creando.
Ogni generazione rivendica per le successive un inarrestabile e sconsiderato degrado dei costumi rispetto ai propri tempi. Vuol dire che siamo tutti vecchi? Anche a 30 40 anni?
sostengono le statistiche di Bankitalia, “non raggiungono il livello minimo di competenze giudicato necessario in una società avanzata il 50,9% dei quindicenni nella lettura e nella comprensione dei testi (con un aumento rispetto al 2006 di oltre 6 punti percentuali), il 32,8% in matematica e il 25,3% in scienze (42,8%, 21,3% e 23,3%, rispettivamente, nella media dei paesi Ocse)”. Altro che emergenza educativa. Qui si tratta di un disastro culturale
I numeri sono numeri. Il 51 % non capisce cosa legge. Quando sa leggere.