La presa di Roma

Diceva Belli (Giuseppe Gioacchino per intenderci) il popolo romano lo conosceva molto bene, lo sapeva astioso, infingardo e voltagabbana a volte. Ma sapeva altrettanto bene che se un sovrano non era alla sua “altezza” sapeva come ricompensarlo con pasquinate e sommosse.
Il popolo di Roma, non è cambiato molto nel tempo. Si è “imbastardito”, ha cambiato provenienza delle sue classi borghesi prima e popolari poi, ma il popolo di Roma sa ancora essere entusiasta e appassionato. Risentito, se imbrogliato. Feroce, se pensi di trattarlo con sfrontatezza e arroganza. Le storie che si raccolgono a Cinecittà svelano “una superbia” che il voto ha voluto punire. Non è che qui non abbiano capito quale pensiero strategico ha convinto Walter Veltroni, nella sua seconda sindacatura, a convogliare gran parte delle risorse comunali e della legge “Roma Capitale” in grandi opere infrastrutturali come la linea C della metropolitana.  Quel che non buttano giù è perché quell’ambizione ha dovuto riservare alle borgate soltanto negligenza, il progressivo abbandono dei servizi sociali, della piccola manutenzione. C’è qui il Parco degli Acquedotti. È bellissimo. Al centro c’è un laghetto. Lo si è lasciato inaridire. Sono stati eliminati gli orti abusivi. Si doveva riqualificare l’area. Non se n’è fatto nulla. Soltanto per sciatteria non si sono eliminate le buche nelle strade, le piccole discariche abusive “che anche soltanto in una sola notte ti appaiono davanti a casa”. Non è stato ristrutturato quel rudere che doveva ospitare il centro anziani a Largo Spartaco. Per disattenzione non si sono completati i marciapiedi, non sono state aperte - e soltanto per stupidi intoppi burocratici, eliminabili con un atto di volontà - una decina di piccole opere già pronte, un sottopasso, una “bretella”, un parcheggio, una scuola. Soltanto per disinteresse non si è voluto porre limite al degrado del terminal dell’Anagnina, come se il destino della città e l’abitare si potessero declinare soltanto con le categorie del simbolico, dell’immaginario, della comunicazione e queste fossero capaci di rendere invisibile la realtà.
Questo è in sintesi quello che sconfitto la sinistra a Roma come in Italia. Questo senso di presa per i fondelli, di farti fesso e contento, perchè non ti metto a posto le strade o i quartieri periferici, no, ti regalo la “festa del cinema”; non ti regalo l’obbrobio dell’Ara Pacis. E via discorrendo.
La sinistra in Italia e a Roma ha perso soprattutto per due ragioni: la propria supponenza ed incommensurabile autoreferenzialità, e per la mancanza di contenuti. 
Basta guardare senza troppi pregiudizi questo video.

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